Piangiamo per il lamento di un uccello, ma non per il sangue di un pesce. Beati coloro che hanno voce. Se le bambole potessero parlare, non ho dubbi che gridebbero: “Non voglio diventare umano”.
-Ghost in the Shell 2: Innocence, regia di Mamoru Oshii, 2004, Giappone.

Il cyberpunk non è solo un genere letterario e cinematografico, ma anche una riflessione sulla natura umana. Il viaggio introspettivo di ogni opera del genere è spesso operato attraverso un medium, che inconsciamente o esplicitamente, pone il fuoco dell’attenzione su di un carattere specifico dell’essere umano.
Pur non rispettando a pieno i canoni che definiscono il cyberpunk, Alien (regia di Ridley Scott, 1979, USA, UK) è un ottimo esempio per spiegare questa tecnica narrativa. Per incutere paura ed ansia lo xenomorfo, progettato magistralmente da H.R. Giger, ha continui rimandi alla natura anatomica umana: dal corpo antromorfo al teschio parzialmente nascosto all’interno della calotta cranica. Nonostante sia realizzato ad immagine e somiglianza dell’uomo, o quasi, lo xenomorfo agli occhi risulta l’alieno per definizione. Tuttavia nel subconscio capiamo che è più simile all’uomo di quanto non possa sembrare. In questo caso il medium, l’alieno, ci rimanda alla natura umana più oscura, quella da cui siamo spaventati affichè durante la visione ci ritroviamo turbati ed ansiosi.

Nel genere cyberpunk troviamo un elemento caro a tutti gli autori con il quale veniamo obbligati alla riflessione interiore. Questo medium è la bambola, molto spesso meccanizzata e dotata di intelligenza artificiale.
ghost in the shell 3

>Viva

La bambola, creata ad immagine e somiglianza dell’uomo, è il richiamo più chiaro alla vera natura dell’essere umano. E’ l’idealizzazione di bellezza e perfezione a cui l’uomo ambisce. Allo stesso tempo, da semplice giocattolo si trasforma in qualcosa di più: è misterioso ed incute timore. Sembra viva oppure lo è?
Le bambole nel cyberpunk sono come specchi in cui vediamo la nostra stessa anima. Le nostre paure diventano le loro, oppure sono le loro paure ad essere le nostre? Il fatto che quasi tutte siano dotate di intelligenza artificiale non chiarisce dubbi, anzi, li genera. Certamente non possiamo avere paura della bachelite, ma quando abbiamo a che fare con della pelle, dei muscoli, un corpo che emana calore, come possiamo essere certi sia solamente sintetico?

ghost in the shell 1Il binomio naturale-artificiale a cui fa riferimento la bambola, porta a riflettere su domande esistenziali quali: cosa è l’uomo, cosa rende un essere umano vivo, cosa è l’anima e se realmente esiste. In Ghost in the Shell (regia di Mamoru Oshii, 1995, Giappone) androidi e bambole non fanno che sottolineare queste domande secolari. Motoko Kusanagi, la protagonista, un androide completamente artificiale si pone tali domande durante la pellicola, parlandone più con lo spettatore che con gli altri personaggi.

>Più umano dell’umano

L’insuperabile slogan “più umano dell’umano” della Tyrell Corporation, principale costruttrice di androidi -detti replicanti- dell’universo di Blade Runner, è un messaggio esplicito ed estremamente forte. Più umano dell’umano significa che senza alcun dubbio si è a conoscenza che gli androidi sono vivi. Le emozioni degli androidi sono quasi più vere di quelle dell’uomo.

La luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo.

blader runner 4

Tuttavia Blade Runner non è certo la pellicola più semplice da capire. Una volta accettata la natura dei replicanti ed aver compreso che le loro emozioni non sono frutto di programmazione, ma sono più che naturali, Ridley Scott ci presenta un ambiente bizzarro, pieno di bambole e giocattoli parlanti. Il medium della bambola viene nuovamente utilizzato: se i replicanti sono vivi, possono anche le bambole essere vive? Quali sono le caratteristiche che rendono vivi umani e androidi, ma non quei giocattoli che passeggiano in modo buffo nell’appartamento di J.F. Sebastian?

>Bambola

Il cyberpunk è tanto caro a questo espediente in quanto con semplici associazioni permette di riflettere su temi altrimenti analizzati sempre solo attraverso la filosofia. Gli autori del genere cercano di dare una risposta a queste domande esistenziali, ma non come attraverso un metodo scientifico, ma attraverso la poesia, sia essa sotto forma di parola, sia essa sotto forma di immagine.

>Sapphyra

 

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